gong e resound: il fenomeno del ri-suono e sua influenza sulla mente umana

 

Il suono del gong ha alcune caratteristiche che lo differenziano dal suono degli altri strumenti musicali, rendendolo unico.
Efferma Yogi Bhajan “Il gong è il primo e l’ultimo strumento per la mente umana” e “la mente non ha il potere di resistere a un gong ben suonato”

Cosa succede esattamente alla mente umana quando si ascolta il suono del gong ?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo far riferimento ad alcuni fenomeni sonori che determinano un grande impatto a livello mentale .
Uno di questi fenomeni, che è peculiare del gong, è chiamato “resound” da Yogi Bhajan, e “blossoming” (fioritura) da Sheila Whittaker.
Quando uno strumento viene suonato si assiste a un suono iniziale (chiamato attack, attacco)e poi a una diminuzione del volume dello stesso, a un suo diminuendo fino alla scomparsa (chiamato decay, decadimento).
Il gong quando suonato produce un suono e poi prima di scomparire aumenta leggermente il suo volume , “ri-suona”.
Ciò avviene, in particolare con gong di grandi dimensioni quando vengono suonati con colpi lenti e ripetuti .

Lo sviluppo del suono del gong è perciò imprevedibile. Durante la classica dinamica sonora di attacco e decadimento, dopo l’iniziale attacco, il gong, con iniziativa propria, crea un nuovo sviluppo del suono, crea da sé nuovi picchi, nuove onde di suono che si sommano tra loro determinando così un resound, un ritorno di suono.

Yogi Bhajan afferma: “Gong is not the sound, gong is the resound. Before resound you have no power. You go in the mountain, you say one word, that echo will go thousands times more, thousands of miles. …Unlimited sound vibrates and creates light and creates life”.
Il fenomeno del resound, basato e amplificato dal complesso gioco di armonici e frequenza generate dal gong, spiazza la parte razionale della mente, mettendo momentaneamente fuori gioco il pensiero lineare e predittivo.

Come afferma Mehtab Benton “the sound envelope of a gong is unpredictable, non linear and indeed trans-spatial” .
Il suono del gong stimola la mente a uscire dal suo approccio analitico e lineare e l’ accompagna a una percezione globale, intuitiva, fortemente olistica.
Dane Rudyar in “The magic tone and the art of music” si riferisce al suono del gong come ad una “holistic resonance” che guida l’ascoltatore verso il reame non ordinario dello spirito.

Lo sviluppo del suono del gong è impossibile da afferrare, predire e categorizzare. E’ un suono magmatico, un “oceano di suoni” per dirla alla Don Conreaux, un insieme complesso di toni e di armonici, di armonici di armonici, che combinati, generati e intrecciati, compongono una sinfonia complessa di suono, inafferrabile e non controllabile dalla parte analitica della mente.
Si crea così un “suono plasma”, una “dissonant harmony” per usare le parole di Sheila Whittaker, una massa incredibile di suono che permette un allineamento e una sincronizzazione mentale profonda.

Il gong diviene così un gentile compagno di viaggio nella nostra mente inconscia permettendo all’io di fondersi con il tutto e sperimentare una dimensione realmente unitaria.

Fausto Radaelli